Losar Tashi Delek!
Ovvero, il Capodanno Tibetano
Quando si entra in un monastero tibetano, la prima cosa che sopraffà è l’odore del burro sciolto. È un sentore denso, oleoso. All’inizio può sembrare nauseabondo, ma non appena ci si abitua diventa confortante, come se quel profumo fosse la soglia invisibile tra ciò che vediamo e ciò che è oltre.
Fuori il sole batte sull’altopiano, ma dentro la penombra è rischiarata dalle candele votive, fatte appunto di burro di yak o di pecora. La luce tremolante rivela una grande quantità di colori con le pareti ricoperte di divinità: Tara Verde seduta sul fiore di loto, madre nata dal lago della compassione; Tara Bianca che indica e illumina il cammino nostro e di chi vaga nel Bardo, nell’Aldilà; Amitābha, Buddha della luce e della lunga vita; Bhaisajyaguru, il Buddha Blu della guarigione. E poi le divinità irate, dai volti rossi o neri, terrificanti solo in apparenza, chiamate a scacciare i demoni che abitano i nostri stessi pensieri.
Ciao, sono Alessandra. Viaggio a tempo pieno e scrivo di viaggi lenti.
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L’oro ricopre gli altari e le statue dei Buddha, così tanti e dai significati così diversi che ci si può perdere nel riconoscerli tutti. Le kata, le sciarpe votive, bianche e dorate sono poggiate sugli altari delle offerte in un profluvio di fiori, frutta, monete, ciotole di riso; thangka dai mille colori raccontano la cosmologia buddhista: dei, demoni, nuvolette vaporose, cuscini di loto, laghi celesti.
Ogni tanto spunta una testa rasata sopra una tunica color zafferano che avvolge un monaco con un mala tra le dita. Grano dopo grano mormora mantra, il più celebre dei quali è è Om Mani Padme Hum, “O gioiello nel fiore di loto”, invocazione della compassione di Chenrezig, nome tibetano di Avalokiteśvara.
Se ci si trova nel Tibet propriamente detto o in una delle prefetture tibetane sotto amministrazione cinese, si noterà un’assenza eloquente: non vi sono fotografie dell’attuale Dalai Lama, il quattordicesimo. Dal 1959 vive in esilio a Dharamsala, nell’India himalayana, dopo l’invasione della Cina comunista di Mao Zedong. La sua fuga oltre confine, per evitare la repressione che colpì migliaia di tibetani, rimane tuttora un punto sensibile nelle relazioni tra le due grandi potenze asiatiche.
L’altro ieri, 18 febbraio 2026, è iniziato il nuovo anno tibetano: il Losar, datato 2153. L’anno del Cavallo di Fuoco è una delle combinazioni più potenti nell’astrologia cinese e tibetana. L’ultima volta che Cavallo e Fuoco si incontrarono fu nel 1966, quando molte bambine cinesi nate sotto questo segno vennero uccise perché destinate a essere indomabili, ribelli, inadatte al ruolo tradizionale di “buone mogli”. Le donne cavallo, si crede, non sono fatte per la vita famigliare, se poi hanno l’elemento del Fuoco in sé, sono spacciate.
Eppure l’anno del Cavallo di Fuoco può essere estremamente auspicioso: tibetani e cinesi credono che sia tempo di slancio, di coraggio e di trasformazione rapida, ma può anche rivelarsi pericoloso, se l’intensità non viene compresa e guidata. Il Lungta (རླུང་རྟ་), “Cavallo del vento” che galoppa, può bruciarsi con facilità.
I cinesi non addomesticarono i cavalli fino a che non incontrarono la cultura mongola, per cui il cavallo rimane ancora oggi un simbolo di libertà e movimento: è indomito, selvaggio, porta con sé l’idea dell’indipendenza, del viaggio e della trasformazione. Secondo l’astrologia cinese e tibetana è la capacità di progredire velocemente, sia in senso materiale che spirituale. Inoltre, questo animale che vive in branco ama la compagnia e la comunicazione, così non sorprende che chi nasce sotto questo segno sia socievole e loquace.
Qualche anno fa (non vorrei sbagliarmi ma credo dieci esatti), ho comprato delle bandiere tibetane al Tempio dei Lama di Pechino. Sono quelle bandiere dei colori dei cinque elementi (bianco, rosso, blu, verde e giallo) con impresse le preghiere e un simbolo: può essere un Buddha, un fiore di Loto o un animale. Neanche se lo avessi fatto apposta, le mie hanno il Ta-chog (རྟ་མཆོག), il Prezioso Cavallo, che sulla sua schiena porta i Tre Gioielli Spirituali. E mercoledì scorso, dopo le cerimonie con la mia maestra, le ho appese al vento, cosicché le preghiere possano portare gioia a tutti gli esseri senzienti (vi sembro una santona, in questo momento? Beh, no worries, la sera poi sono andata a fare lezione di combattimento, per controbilanciare.)
Accanto al Cavallo, nel 2026 arde il Fuoco (Me མེ་), elemento della trasformazione. La fiamma arde il vecchio, crea spazio per il nuovo e porta chiarezza, nonché brucia il karma negativo con rapidità.
Quando Cavallo e Fuoco si incontrano, l’intensità si moltiplica. È un anno di azione e realizzazione ma anche di movimento e cambiamento: favorisce iniziative coraggiose, progetti che richiedono slancio, decisioni rapide. È un periodo in cui ciò che è stato a lungo incubato può manifestarsi in forma concreta. Si auspicano viaggi fisici e quelli interiori, nuove rotte professionali, cambi di residenza e i territori lontani e sconosciuti ci invitano all’esplorazione, cosa con cui vado a nozze.
Inoltre è un anno di comunicazione e socialità: le connessioni diventano ponti lungo la via per il successo. Ciò che faremo quest’anno diventerà evidente, dicono i tibetani.
Infine, è un anno di libertà personale, di rottura di schemi limitanti e di coraggio nell’essere autentici. Possiamo scegliere la nostra strada con indipendenza e autonomia.
Sembra tutto figo, vero? Tuttavia la mia maestra ci ha avvisati: l’energia può essere inquieta e impulsiva, portando stress, calore e tensione continua. Le emozioni si accendono con facilità e i conflitti possono nascere facilmente. C’è rischio di esaurimento fisico ed emotivo.
Come i tibetani festeggiano il capodanno
La Vigilia
La sera che precede il nuovo anno è dedicata alla purificazione e al commiato. Sulle tavole compare il gutu, una zuppa speciale con grandi palline di pasta fatte di farina d’orzo dell’altopiano. Dentro sono nascosti degli ingredienti o degli oggetti simbolici: riso, sale, peperoncino, lana, carbone. Chi trova riso o sale riceve un presagio di fortuna e prosperità; il resto indica qualità da trasformare o tratti del carattere su cui ironizzare. Dopo il banchetto inizia il rito di purificazione: il capofamiglia accende una torcia e percorre ogni angolo della casa gridando parole che invitano le energie negative ad andarsene. Si pulisce tutta la casa, si gettano gli oggetti vecchi e si bruciano ginepro o salvia.
Io mi sono limitata a fare pulizie della casa e a buttare metà delle cose che ho, tutti gli oggetti vecchi o rotti o inutili e le cose nelle quali ho pianto negli ultimi sette mesi, nella speranza di riuscire a trovare un po’ di tregua mentale.
Primo giorno – L’acqua d’oro
All’alba del primo giorno si compie una sorta di “corsa all’acqua”. Secondo la tradizione, il primo secchio raccolto è chiamato acqua d’oro, il secondo acqua d’argento: simboli di ricchezza, fortuna e benessere per l’anno che inizia. Le famiglie, vestite con gli abiti tradizionali, si riuniscono a mangiare come in ogni festa di ogni cultura e poi iniziano le visite a parenti e amici. Probabilmente anche i tibetani a Capodanno devono sorbirsi il solito “e la fidanzatina non ce l’hai?”
Molti fedeli si recano in pellegrinaggio a Lhasa oppure nel loro tempio di fiducia, per far girare le ruote della preghiera e prostarsi agli dei.
Noi ci siamo limitati a riempire una ciotola d’acqua con fiori e monete, lasciarla tutta la notte all’aperto sotto le stelle. La mattina, appena svegli, abbiamo pronunciato i mantra Om Ah Hum e Om Mani Padme Hum e la formula Losar Tashi Delek, felice anno nuovo, insieme a un’intenzione personale verso la quale orientare il nuovo anno. Ci siamo lavati faccia e mani con l’acqua delle stelle e allestito un altare con dolci, frutta, fiori, acqua e riso (spero che il Buddha abbia gradito il mio Lindor). Naturalmente, essendo l’anno del Fuoco, abbiamo acceso una candela e meditato insieme.
Ho fumigato la casa e appeso le bandierine. Poi ho ripreso la mia solita vita, mentre in Tibet, Nepal, Bhutan e India stanno ancora festeggiando.
Secondo giorno – Le visite e la danza
Con il secondo giorno continuano le visite ad amici e parenti, durante i quali ci si scambia una khata. Anni fa ne ho avuta una anche io, quando ho ballato sull’altopiano tibetano con dei pellegrini bevendo una grappa orribile attorno a un falò. Ah, le mie solite cose a caso che iniziano con un “hey, ciao!”. I tibetani seri, invece, offrono l’orzo tostato, lo tsampa, agli ospiti, un pizzico del quale va lanciato in aria come offerta simbolica agli dei. Sono buddhisti sì, ma mica santi: bevono un vinaccio d’orzo che ti abbatte, mentre all’aperto uomini e donne in abiti tradizionali formano grandi cerchi danzanti.
Terzo giorno – Il fumo che sale al cielo
Il terzo giorno, chiamato Yosei, è dedicato alle offerte in luoghi elevati. Si sale sui tetti o sulle alture per bruciare erbe e incenso, spesso il ginepro, e sostituire le vecchie bandiere di preghiera con quelle nuove. Le celebrazioni in realtà continuano fino al quindicesimo giorno del primo mese tibetano, quando la luna piena suggella il ciclo appena iniziato. Attenzione, perché nei “quindici giorni dei miracoli” le conseguenze karmiche delle azioni sono moltiplicate per, mi sembra, 100.000 volte. Da qualche parte ho letto un milione. Quindi potete purificare o danneggiare il vostro karma in fretta, come ho fatto io appena finita la cerimonia: “Guarda, la prima zanzara della stagione. Maledetta!” E l’ho schiacciata.
Credo di essermi bruciata ogni possibilità di salvezza.
Fun fact: quest’anno Capodanno cinese e tibetano, Quaresima e Ramadan sono iniziati in contemporanea. Credo che sia un evento molto raro, ma trovatevi il significato che più vi aggrada.







Quanto mi piace leggere di questi capodanni sensati, in cui il cambio dell'anno è un momento per riflettere su ciò che si era, ciò che si vuole o deve lasciare e ciò che si vuole invece veder arrivare.
Se lo paragono col chiasso delle mezzanotti nostrane e soprattutto con la strage dei fuochi d'artificio ,non so se mi sale più la rabbia o la tristezza.
Grazie di questo articolo!
Ciao Alessandra, molto bella questa lettera. Grazie per averla condivisa:)
PS Volevo dirti che la foto in realtà la trovo molto particolare e intima e mi ha incuriosito guardare i dettagli